Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /membri/santecaserio/wordpress/wp-includes/cache.php on line 99

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /membri/santecaserio/wordpress/wp-includes/query.php on line 21

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /membri/santecaserio/wordpress/wp-includes/theme.php on line 576

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /membri/santecaserio/wordpress/wp-content/plugins/ps-auto-sitemap/ps_auto_sitemap.php on line 11
Sante Caserio » Blog Archive » LGPL, una strana licenza

LGPL, una strana licenza

La licenza libera per eccellenza scritta e utilizzata dal progetto GNU è la General Public License (GPL). Fin dagli albori o quasi, alla GPL hanno affiancato un’altra licenza un po’ meno libera: la LGPL. Questo acronimo inizialmente stava per Library General Public License e questo ha portato molti sviluppatori a credere che fosse la licenza più adatta per le librerie. Per risolvere l’inconveniente il nome della licenza è stato cambiato in Lesser General Public License: licenza pubblica “un po’ meno generale”.

Infatti le librerie, per essere libere e dotate di un buon copyleft, dovrebbero essere rilasciate con licenza GPL o AGPL. La LGPL è un compromesso tra la libertà assoluta che la GPL giustamente esige e le logiche di mercato. Infatti la differenza tra queste due licenze è molto semplice: una libreria LGPL, pur essendo tecnicamente libera, può essere utilizzata all’interno di un software commerciale.

Sembra strano che il progetto GNU e la Free Software Foundation non possano tollerare che alcune righe di codice proprietario siano inserite in un programma libero (la GPL giustamente lo vieta) ma allo stesso tempo chiudano un occhio se una libreria libera implementa funzionalità che poi verranno utilizzate da software proprietari. In altre parole: un programma libero con un pezzo di codice proprietario non va bene; un programma proprietario con un pezzo di software libero va bene. Eticamente non regge.

Oltretutto interi programmi (e non solo librerie) sono stati rilasciati con licenza LGPL e sono considerati liberi.

Sul sito di GNU vi è un articolo intitolato Why you shouldn’t use the Lesser GPL for your next library, nel quale, oltre a spiegare perchè la LGPL normalmente non dovrebbe essere usata, si spiega perchè in alcuni casi sia ritenuta preferibile. Essenzialmente il ragionamento è questo: se una libreria offre funzionalità che nessun’altra libreria offre, o se la sua qualità è nettamente superiore a quella delle librerie non libere, è giusto che sia rilasciata come GPL; se però teme la concorrenza di altre librerie proprietarie, la sua licenza potrebbe essere la LGPL. Il motivo addotto da GNU è il seguente: i software proprietatari, se possono scegliere quali librerie usare, le scelgono tra quelle che permettono al programma stesso di rimanere non libero; se le librerie libere sono nettamente superiori alle loro concorrenti, non devono porsi questo problema, perchè un software per essere di qualità potrebbe/dovrebbe utilizzarle e divenire libero; se invece non lo sono, per trovare una maggiore diffusione, devono permettere il proprio utilizzo all’interno di programmi non liberi, quindi usare la LGPL.

Il progetto GNU, quindi, sembra partire dal presupposto che un programma proprietario che utilizza una o più licenze LGPL sia eticamente migliore di un programma proprietario che non utilizza alcuna libreria libera. Questo potrebbe essere in parte vero, ma mi rifiuto di esaminare il problema da questo punto di vista. Loro stessi, in altri casi, rifiutano questo tipo di approccio: si veda l’articolo di Stallman Avoiding ruinous compromises, nel quale definisce “rovinoso compromesso” l’inserimento di driver non liberi all’interno delle distribuzioni GNU/Linux allo scopo di aumentarne la diffusione.

Se poi lo scopo è non imporre limitazioni per vie legali, chiedendo implicitamente protezione a quegli stessi poteri che limitano tutte le nostre libertà (digitali e non), allora non bisognerebbe usare alcuna licenza. In tal caso si deve dichiarare esplicitamente il proprio software di pubblico dominio, per che in caso contrario All rights are reserved, come dice la SIAE. Questa è una scelta di tipo diverso, che non giudico migliore nè peggiore.

Usare la LGPL per diffondere maggiormente una libreria, accettando un compromesso eticamente ancor meno accettabile (potenziamento di software proprietari/monopolistici), non è peggio che includere driver proprietari?
Non sarebbe ora che la Free Software Foundation e il progetto GNU allargassero il proprio concetto di “Rovinoso compromesso” e dessero alle fiamme la licenza LGPL?

Tags:

One Response to “LGPL, una strana licenza”

  1. WebDataBank Says:

    Ciao Sante, riporto l’ articolo sul mio portale.
    Passa a trovarci
    Buona continuazione
    WebDataBank

Leave a Reply

*
To prove that you're not a bot, enter this code
Anti-Spam Image