Chi era Sante Caserio?

Il nome che mi sono scelto è Sante Caserio, si, ma chi era in realtà Sante Caserio?

Sante CaserioEra uno di quei personaggi che hanno inciso profondamente nella Storia. L’ha influenzata più di quanto abbiano fatto molti Re o molti Presidenti. Eppure non era un Re o un Presidente, ma era un garzone. Uno dei più poveri, col padre morto di pellagra in manicomio, scappato di casa a dieci anni per non gravare sulla numerosissima famiglia. Uno degli ultimi, dei diseredati, dei più oppressi ha stravolto il mondo. E questo fa paura… ecco perchè il nome di Sante Caserio non compare sui libri di storia. Come non compare quello di Luigi Lucheni, Michele Angiolillo, Ravachol, Emile Henry, Renzo Novatore, Argo Secondari, Giovanni Passannante, Pietro Acciarito… a malapena compare quello di Gaetano Bresci, ma compare solo perchè non possono sostenere che Umberto I è morto in un incidente stradale.

Tremarono i potenti all’atto fiero… e a quanto pare tremano ancora oggi. A ragione.

I link qui sopra sono più che sufficienti per farsi un’idea di chi era Sante e chi erano gli altri che ho citato. Qui voglio solo riportare due canzoni. Buona lettura, con il consiglio di scaricarle da e-mule ed ascoltarle con un bicchiere di buon rosso in mano.

La ballata di Sante Caserio

di Pietro Gori

Lavoratori a voi diretto è il canto
di questa mia canzon che sa di pianto
e che ricorda un baldo giovin forte
che per amor di voi sfidò la morte
A te Caserio ardea nella pupilla
delle vendette umane la scintilla
ed alla plebe che lavora e geme
donasti ogni tuo affetto ogni tua speme

Eri nello splendore della vita
e non vedesti che lotta infinita
la notte dei dolori e della fame
che incombe sull’immenso uman carname.
E ti levasti in atto di dolore
d’ignoti strazi altier vendicatore
e ti avventasti tu sì buono e mite
a scuoter l’alme schiave ed avvilite

Tremarono i potenti all’atto fiero
e nuove insidie tesero al pensiero
ma il popolo a cui l’anima donasti
non ti comprese, eppur tu non piegasti.
E i tuoi vent’anni una feral mattina
gettasti al vento dalla ghigliottina
e al mondo vil la tua grand’alma pia
alto gridando: viva l’anarchia!

Ma il dì s’appressa o bel ghigliottinato
che il tuo nome verrà purificato
quando sacre saran le vite umane
e diritto d’ognun la scienza e il pane.
Dormi, Caserio, entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra
la gran battaglia contro gli oppressori
la pugna tra sfruttati e sfruttatori

Voi che la vita e l’avvenir fatale
offriste su l’altar dell’ideale
o falangi di morti sul lavoro
vittime de l’altrui ozio e dell’oro,
Martiri ignoti o schiera benedetta
già spunta il giorno della gran vendetta
della giustizia già si leva il sole
il popolo tiranni più non vuole

Il processo di Sante Caserio

Entra la corte
esamina il Caserio
e gli domanda
se si era pentito.
«Cinque minuti m’avessero dato
un altro presidente avrei ammazzato»

«Lo conoscete voi
questo pugnale?»
«Sì, lo conosco,
ci ha il manico arrotondo:
nel cuore di Carnot
l’ho penetrato a fondo»

«Li conoscete voi
i vostri compagni?»
«Sì, li conosco,
io son dell’anarchia:
Caserio fa i’ fornaio
e non la spia»